Blog: Alla ricerca del sè
Il sè è il centro della psiche, l'Ego è ciò in cui mi identifico
Giuseppe Montaldo28-04-2021
Tempo di lettura: 2 minuti

Alla ricerca del sè

Alla ricerca del sè

‘Tu sei pura coscienza. La tua vera essenza appare nel momento in cui percepisci il tuo stato interiore’

Questa frase estrapolata dal mio libro ‘I viaggi del matto’ ci fa capire che noi siamo, prima di tutto, pura coscienza.

Questa definizione può facilmente ingannare in quanto una delle prime cose che ci insegnano a scuola è la nostra differenza dagli animali: noi siamo esseri che hanno coscienza di sé, gli animali no. Oppure si pensa alla coscienza come al grillo parlante, a qualcosa che ti limita e ti da delle regole interiori. Forse è anche questo ma io credo che il suo significato sia un po’ più ampio e profondo.

Non a caso parlo di vera essenza.
Difficile definire una simile sensazione. Non credo neanche si possa chiamare sensazione. Credo sia qualcosa di molto diverso. Impossibile da definire. È molto di più. È pura coscienza di esistere che va al di là dello spazio e del tempo. Cartesio aveva creato un ponte, un collegamento tra la mente, il pensiero e l’esistenza: ‘cogito ergo sum’, posso pensare quindi sono, esisto. Ma proviamo a fare questa considerazione: noi non esistiamo forse anche se il pensiero scompare? Qualcuno potrà dire di no e la percezione di pura esistenza è immediatamente intercettata e codificata dalla mente. Quindi è difficile staccare i due aspetti. Coscienza con pensieri e coscienza senza pensieri.

Quindi la difficoltà sta nel separare la sensazione/percezione dell’io sono dal pensiero che lo intercetta e lo etichetta. Quella che si chiama la disidentificazione da tutto ciò che crediamo sia parte di noi. La pura presenza priva di pensieri. Arrivare a un simile stato di coscienza non è facile da raggiungere. Presuppone un grande lavoro su di sé. La meditazione o un lavoro che ci faccia entrare nello stato di coscienza più profondo, quello dell’ipnosi per esempio, ci può consentire di raggiungere questa sorta di stato dell’esistenza.

E questo stato è un insieme di coscienza e pura presenza mentale.
Se siamo riusciti a seguire questo ragionamento possiamo comprendere che questa ‘presenza’, questo ‘stato di coscienza’ è qualcosa di molto differente da quegli stati che viviamo tutti i giorni: ansia, affanno, rabbia, frenesia, compulsività non sono forse situazioni che viviamo tutti i giorni? Noi dove siamo in quei momenti? Ci rendiamo conto che sono tutti automatismi?
Detto in altri termini e per capirci meglio, se io ti domandassi: nella vita rappresentata come un teatro tu sei l’attore o il personaggio?
Insomma se sei Pulcinella sei anche il suo attore o nemmeno sai chi sia l’attore.
Ecco. Se ti è chiara la metafora, l’attore rappresenta il sé e il personaggio è l’Ego della vita di tutti i giorni.
Il sé è ben consapevole che la realtà che vive è solo apparente ed è cosciente di essere altro, di essere qualcosa che è impossibile definire a parole ma che va oltre la semplice realtà materiale.

In realtà non è così semplice in quanto la coscienza del sé è qualcosa cui tendiamo, qualcosa verso cui ci dirigiamo, un percorso fatto di tanti piccoli step, di salti quantici che ampliano la nostra coscienza. Dovrebbe essere la strada che ci porta verso il risveglio e l’illuminazione ma, per favore, stiamo con i piedi per terra: cominciamo a disidentificarci con i nostri automatismi, con le nostre abitudini congeste. Cominciamo a dialogare con il nostro inconscio, ad aprire le porte di ciò che ci spaventa, di ciò che non vogliamo vedere. Un grande viaggio incomincia da un piccolo passo.

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