Io che sono?
Giuseppe Montaldo31-08-2023
Tempo di lettura: 2 minuti
Dopo un po’ impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un’anima. E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza. E inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse

(Karla Troiani)

La pura essenza

Viviamo in un’epoca denominata KALI YUGA nella quale, a differenza del passato, l’umanità vive una dimensione dell’esistenza esclusivamente materiale. Come puoi vedere dal grafico non è sempre stato così.


L’uomo ha perso tutti i punti di riferimento del passato, da quelli religiosi a quelli familiari e sociali. Da qui l’uomo vive un senso di separazione, di scollegamento e di isolamento che gli crea un forte disagio interiore di cui non riesce a dare spiegazione. Si può superare questo disagio solo incontrando ciò che siamo veramente, la nostra vera essenza.

Penso di poter affermare che tutti gli uomini sanno di esistere ma non sono consapevoli della loro essenza. Pronunciano infinite volte il termine ‘io’ ma non sanno cosa significa. L’essenza, la pura sensazione di esistere, non è certo una cosa che si può spiegare con la mente. Il ragionamento non può darmi nessuna certezza su chi sono. L’essenza è una sensazione che viene sentita nella sua interezza solo come un’esperienza in cui la mente proprio non c’è perché in quel momento siamo pura presenza.

Non so se tu abbia mai avuto l’esperienza della pura sensazione di esistere; a me è capitato non poche volte e, ogni volta che la vivevo, l’intensità era sempre più forte. Queste esperienze di pura presenza spesso avvengono quando nella vita ci capitano eventi dolorosi in cui sentiamo vacillare tutte le nostre certezze. Un lutto profondo, una malattia improvvisa e inaspettata, la perdita di un affetto importante o di quanto altro animava e muoveva la nostra esistenza, messi a nudo e riportati a noi stessi, possiamo sentire arrivare alla mente il problema di ogni problema: Che sono, io?

Sorge allora, quasi sempre, anche l’impressione che tutto ciò che facciamo nella vita ordinaria, siano solo distrazioni; in questo modo evito di pensare che magari sto vivendo una vita per nascondermi dalla vera realtà che, sono sicuro, tutti percepiscono dentro di loro. E così viviamo nell’illusione di uno scopo che dia un senso alla nostra vita ma che serve solo a non entrare nel nocciolo del problema. Dato che potremmo trovarci di fronte alle nostre profonde oscurità e magari scoprire che è giunto il momento di entrare dentro questa angoscia esistenziale.

Penso che per molti esperienze simili possano aver esiti catastrofici. Una sorta di istinto di fuga prevale, attribuiscono certe sensazioni a un difetto della mente, a un incubo, a un momento di depressione; quindi trovano le loro giustificazioni mentali per poter ritornare alla «realtà ». Ci sono poi quelli che scartano il problema esistenziale per costruirci su le loro teorie filosofiche pur di negare qualcosa che li ha profondamente toccati e che non hanno la forza di indagare.

Altri ancora invece tengono duro. Non si fanno abbattere, decidono di indagare, di lavorarci sopra. Qualcosa si è spezzato nella loro vita e cominciano ad abbandonare schemi e credenze, fedi religiose e scienze dogmatiche e decidono di cominciare a percorrere la loro strada. Queste persone, generalmente iniziano dei percorsi di crescita interiore e queste finestre cominciano a comparire nella loro esistenza senza il bisogno di vivere un momento doloroso. Fino ad arrivare a uno stato di 'essenza' presente in ogni istante. Chi inizia questo percorso ha cominciato a costruire la sua cassetta degli attrezzi che usa per far fronte agli eventi spiacevoli della vita. E ogni nuova difficile esperienza diventa un’opportunità per portare luce nelle proprie oscurità.


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