Giuseppe Montaldo19-01-2019
Tempo di lettura: 3 minuti
Non si deve desiderare nulla che non si possa realizzare da soli. I vostri più grandi beni sono una libertà. Essa non è in grado di rendere la vostra vita bella, ricca, rispettata, forte e felice agli occhi del mondo intero, ma può solo rendervi liberi. Essa non fa di te il padrone delle cose, ma il padrone di te stesso

(Cartesio)

L’inferno come luogo di purificazione

L’inferno come luogo di purificazione

L’inferno mi ricorda la malattia maligna.

 

Ho parlato in diverse occasioni della totale mancanza di base scientifica che c'è nel definire una malattia con l’attributo ‘maligna’.

Quindi, penso che fra le nostre paure ci sia, oltre la morte e l’inferno anche la paura di ammalarci di una malattia che non ci lasci scampo.

Ma qui mi viene una prima riflessione: la paura primordiale e più devastante è quella che ci si presenti una situazione senza via di uscita. Siamo fottuti: perdiamo totalmente il controllo di noi stessi, della nostra vita, di ciò cui ci siamo ‘attaccati’.

Ricordiamo che la guarigione passa attraverso la liberazione dagli attaccamenti e dal bisogno di controllare tutto.

Ma noi come reagiamo in situazioni così? Quando la malattia (o la sua paura), la morte (o la sua paura) e le emozioni che ci destabilizzano (o l’incapacità di conviverci) ci mandano nel panico?

Non a caso ho aggiunto per tutte che, la maggior parte delle volte è solo un problema di paure virtuali e non di situazioni reali.

 

Infatti noi continuiamo, ogni giorno, a convivere con le nostre paure come per esempio:

  1. La paura della solitudine e di non essere amati.
  2. La paura che non venga riconosciuto il nostro valore.
  3. La paura di restare senza denaro e non poter provvedere a noi stessi e a chi dipende da noi.
  4. La paura della malattia definitiva con conseguente paura della morte.
  5. La paura che si ammalino o muoiano le persone che più ci stanno a cuore.
  6. La paura delle emozioni che ci destabilizzano e ci facciano perdere il controllo di noi stessi

 

E molte volte, nonostante siano solo paure immaginarie perché legate a memorie di vario tipo insite nel nostro subconscio (Jung afferma: "viene fuori un passato al quale appartengo ma che non è mio"), noi viviamo tutti i giorni con paure e pre-occupazioni che non ci consentono di affrontare la vita in modo più empatico e positivo.

 

Imparare a vivere il momento presente, imparare superare o a convivere con queste paure, imparare ad affrontare la vita con più ‘gioia di vivere’ qualsiasi cosa ci succeda, è il primo passo verso la guarigione.

 

Ricordo una definizione che condivido:

La paura non si può vincere ma si può imparare a conviverci.

Non è così anche per le emozioni?

Più le allontaniamo e più ci perseguitano!

 

Quindi credo attraversare la paura sia l’unica vera forma di prevenzione da tutte le malattie.

Dato che tutte le malattie nascono, direttamente o indirettamente, da traumi emotivi – che accompagnano le paure – non risolti.

In diversi scritti ho parlato dei diversi livelli di guarigione: Gli archetipi di guarigione: ed ho messo in evidenza come per ottenere la guarigione più completa e totale, per il principio di corrispondenza (I sette principi ermetici capitolo II), dobbiamo partire dal livello più alto.

E credo che questo sia evidente perché possiamo superare tutte queste paure.

Se non impariamo a lavorare sulla nostra natura spirituale nella dimensione più profonda: Le basi spirituali della medicina è difficile arrivare ad una guarigione completa.

Potremo al massimo riuscire ad eliminare il sintomo. Ma quello non il motivo per cui ci ammaliamo. La malattia infatti ci sta solo mandando un messaggio ed è importante ascoltarlo e decodificarlo.

 

Ma torniamo all’inferno.

Siamo nell’elemento fuoco ed il fuoco è purificazione.

Ma come può avvenire questa purificazione?

È semplice: entriamo nella paura e nel nostro dolore e facciamo ‘bruciare’ l’emozione che ci destabilizza. Solo così riusciamo a riconoscerci sempre di più ma è importante attraversare l’inferno, avere il coraggio di morire per rinascere.

 

«Alcuni si ostinano a rappresentare l'Inferno come un luogo in cui dei miseri peccatori sono condannati a subire castighi eterni: non si rendono conto di quanto questa credenza contraddica l'amore di Dio, poiché Dio non respinge definitivamente nessuna creatura. Essa contraddice anche la Sua saggezza, poiché Dio, che è saggio, non lascia perdere nulla; tutto è utile nella Sua creazione, e tutto viene utilizzato.Ecco ancora un campo da approfondire: le leggi dell'economia cosmica. Così come avviene sul piano fisico, gli elementi impuri del piano psichico sono inviati in un luogo dove certe entità si occupano di trasformarli. Là c'è tutto un sistema di canalizzazioni da cui poi escono le materie che sono state purificate; e queste, seguendo altre vie, ripartono per alimentare, irrigare e fertilizzare regioni ancora sconosciute. Non sono dunque sempre gli stessi elementi impuri che si accumulano e ristagnano nell'Inferno, ma arrivano continuamente nuovi rifiuti che sostituiscono quelli che sono stati trattati. In questo senso si può dire che l'Inferno è un luogo separato dalla luce divina, ma i materiali ne escono rinnovati per essere rimessi nei circuiti della vita.» (Omraam Mikhaël Aïvanhov)


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