La Scienza, il nuovo “Oppio dei popoli”

La scienza serve solo a indottrinarci?

  • 17-03-2019
  • Giuseppe Montaldo

La scienza è il nuovo dogma o il nuovo oppio dei popoli?

 

Per i saggi, specie quelli indiani, il mondo visibile non è mai stato l’intera realtà, ma solo una parte di essa. E nemmeno la parte più importante, dal momento che è mutevole e sempre in balia del distruttivo scorrere del tempo.

Eppure, a volte basta poco per rendersi conto anche del resto.

 

L’insegnante di religione ci diceva: voi dovete credere anche se non ci credete.

Si chiama dogma, funziona così e basta

 

Il primo anno di università il professore di fisica dopo averci spiegato una importante formula scientifica (f=ma) ci disse: non vi preoccupate se non la capite adesso, semplicemente ci dovete credere, più avanti la capirete.

La formula l’ho capita quattro anni dopo per merito di un professore che è riuscito a spiegarmela. Forse me l’ha spiegata meglio o forse i 4 anni mi sono serviti per maturare una maggiore capacità di comprensione.

 

Quindi sembrerebbe che tra scienza e fede non c’è nessuna differenza almeno per come cercano di propinarcela.

La fede non si può dimostrare ‘scientificamente (magari ci arriveremo quando la scienza riuscirà a spiegarci la vita);

è qualcosa che riguarda la nostra interiorità più profonda e, come si dice:

  1. la vera fede viene messa alla prova ogni giorno
  2. chi non dubita non può avere fede

Mentre le verità scientifiche sono state dimostrate ma è bene fare un piccolo distinguo:

 

Qualcuno afferma (Alessandro Bottoni):

“La Verità Scientifica è inconfutabile semplicemente perchè è inconfutata e non può più essere confutata se non cambiando le condizioni al suo contorno.”

In realtà:

Uno scienziato sa che la sua teoria scientifica sarà valida finché falliscono tutti i tentativi di metterla in discussione cioè di dimostrare che è falsa. (Einstein ha dimostrato che le leggi di Newton non sono valide sotto tutte le condizioni)

La scienza dunque non spiega la realtà ma costruisce modelli che all'interno di certi ambiti si avvicinano al comportamento reale.

Il primo che ha intuito la teoria della relatività è Giordano Bruno Il quale ha affermato che a non esiste nessun punto di riferimento privilegiato.

 

Quindi ‘la verità’ dipende dal punto di vista da cui la osserviamo

Popper afferma: “Ogni scoperta contiene un elemento irrazionale o un’intuizione creativa.

Sempre Popper dice sulla specializzazione:

“Non credo nella specializzazione e negli specialisti. Tributando un eccessivo rispetto allo specialista, noi stiamo distruggendo la comunità del sapere, la tradizione razionalista e la scienza stessa (tanti anni fa).

Tanto la filosofia che la scienza perdono ogni attrattiva quando...diventano specialistiche e cessano di osservare ed interrogare gli enigmi del mondo.

La specializzazione può essere una tentazione per lo scienziato; per il filosofo è un peccato mortale.”

In quello stesso anno 1919, Popper ebbe modo di assistere a Vienna a una conferenza di Einstein, rimanendo impressionato dal fatto che la fisica di Newton, che sembrava inattaccabile, potesse essere sostituta da una teoria migliore, ma soprattutto perché lo stesso Einstein aveva spiegato che la teoria della relatività poteva essere a sua volta confutata. Popper si convinse che nella scienza non possiamo mai essere certi di aver raggiunto la verità e che la conoscenza scientifica è sempre provvisoria e falsificabile. Le prove a favore non sono mai sufficienti a garantire la verità permanente di una teoria scientifica universale, mentre gli esempi contrari possono falsificarla. Una legge universale - argomenta Popper per fare un esempio - è un’affermazione del tipo “Tutti i cigni sono bianchi”. Per quanti cigni bianchi si osservino, nessuno può essere certo che la legge sarà sempre vera in ogni regione dello spazio e del tempo. Basta invece un solo cigno nero per renderla falsa. 

 

Molte volte non la capiamo i concetti ed i principi della scienza e quindi nel profondo non ci ci crediamo quindi facciamo un atto di fede su qualcosa di esterno a noi e se ci crediamo è perché sono principi dimostrati ‘scientificamente’ (Qual'è l'AUTORITA'?)

Attenti a questa parola perché è quella che viene evocata quando qualcuno vuole indottrinarci!

Quindi è bene essere consapevoli che noi sappiamo un sacco di cose che ci sono insegnate prima che fossimo in grado di capire se erano vere o false di cui non abbiamo capito niente.

 

IN REALTA' CREDIAMO A TANTE DI CUI NON ABBIAMO CAPITO O NON SAPPIAMO NIENTE O QUASI NIENTE

E questo vale, oltre che per la scienza, anche per esempio per la storia, per l’archeologia e per tutte quelle discipline che sono diventate specialistiche!

La definizione specialistica è questa: quando si sa tutto di nulla.

Nella storia crediamo a cose che non sono mai esistite e dal punto di vista della scienza TROPPE VOLTE forse ‘crediamo di credere’

Conferenze



GIUSEPPE MONTALDO

è ricercatore,
scrittore,
naturopata e ingegnere.
Si occupa principalmente di guarigione emotiva e spirituale.

Gli strumenti di cui si avvale sono:

Vive a Cagliari


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