Massimo Scaligero


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  La terapia reale

La terapia reale nasce dalla conoscenza del doppio ahrimanico

  • 18-01-2019
  • Massimo Scaligero

Mediante il pensiero si manifesta nell'uomo ciò che ha il potere di farlo ammalare; allo stesso modo, mediante il pensiero può fluire in lui ciò che può guarirlo. Il pensiero, infatti, a seconda dell'orientamento ricevuto, può divenire nell'uomo veicolo delle più elevate forze dell'universo o di forze degradatrici. ..


La terapia reale nasce dalla conoscenza del doppio ahrimanico (l’ahrimanico è quell'essere-forza spirituale esistente in ogni essere umano che si serve attraverso la nostra anima o corpo astrale per stare nel mondo fra gli umani e fare sempre il possibile per attuare il proprio volere che è in contrasto con la normale evoluzione degli uomini: un doppione, appunto in noi, una pseudo-personalità di origine spirituale estranea allo Spirito umano che tende continuamente a sostituirsi, con l'illuderci di essere noi e ci riesce quasi sempre per tutta la vita, alla nostra reale personalità, all'Io vero). 

Se si volesse dare una ricetta semplice ma prodigiosa, per la guarigione di qualsiasi tipo di malattia, si dovrebbe consigliare al malato uno stato di pace con tutti, un sentimento di amorevolezza, specialmente nei riguardi di coloro verso i quali nutrire tale sentimento è difficile. Scoprire in sé le nascoste zone di avversione verso gli altri ed eliminarle significa cominciare a liberarsi del proprio male. Ciò è il principio di una operazione più profonda che deve investire tutta la vita, se si vuole scalzare il male alla radice.


       Non v'è nevrosi che resiste alla terapia dell'amorevolezza verso il prossimo, usata come disciplina: terapia tanto più efficace quanto più risponda a una persuasione reale, meglio che a un atteggiamento non radicalmente sentito. Deve essere persuasione radicalmente sentita anche se all'inizio freddamente voluta.


       Nel caso di malattie fisiche vere e proprie, l'attitudine della armonizzazione e della riconciliazione con gli esseri, specialmente con quelli a ragione più detestati, mette in moto le radicali forze guaritrici. Il fatto è che in tal modo si agisce sciogliendosi dal dominio del portatore reale del male fisico, che è l'ente ahrimanico.


       Anche nel caso di malattie organiche ritenute incurabili, l'attitudine alla riconciliazione con il mondo e all'amore verso il prossimo, apre il varco alle forze sopranormali, specialmente quando sia possibile rimuovere ostacoli di profondità.

       

       Rinunciare a una rivalsa o ad una giusta rivendicazione, evitare di accusare qualcuno che merita realmente di essere accusato, perdonare torti o offese gravi, rimettere debiti, “porgere l'altra guancia”, donare anche il mantello a chi già ci ha tolto la giacca. E’ in sostanza un attuare la tecnica magica che sottrae l'anima al tipo “naturale” di reazione esprimente l'atavico servaggio dell'anima alla psiche animale, costituzionalmente affetta da risentimento, di brama ossessiva o di paura, per il suo identificarsi, nelle zone inconsce, con l'ente ahrimanico. Tale identificazione nell'animale è consentita dall'Io di gruppo: nell'uomo può essere dominata o aggravata dall'Io individuale.

       

       Il risentimento, la brama ossessiva e la correlativa paura sono la radice di ogni malattia, in quanto, mediante esse, l'ente ahrimanico impedisce l'azione dell'Io nella corrente vitale e la sua espansione mediante l'anima: impedisce la guarigione. In realtà indicando la terapia della riconciliazione con il prossimo, della remissione dei debiti e della rinuncia all'accusa, alla lite, al giudizio condannante ecc... si consiglia qualcosa di più che una via morale sentimentale: la tecnica dell'illimitato potere dello Spirito nell'umano.

       Si consiglia una via magica, grazie alla quale le potenze dell'Io possono operare, non ostacolate dal doppio ahrimanico. In tal modo l'incontro con l'Impulso Solare dell'anima avviene senza che sia preventivamente voluto.


       Non v'è disciplina ascetica che possa dare modo alle potenze dell'Io di operare secondo la loro autonomia, se una parte operante dell'anima, inconsapevolmente presa dal doppio ahrimanico, presume agire sull'altra parimenti presa.

       E' la perenne lotta contro se stessi, sterile perché non originaria, che finisce sempre col lasciare immutato il male psichico e quello fisico, non coglierlo dove veramente nasce: soltanto là dove nasce, infatti, può incontrare il principio stesso della guarigione.

       Le autentiche Scuole spirituali, consapevoli delle esigenze dei nuovi tempi, si preoccupano di insegnare al discepolo le discipline mediante le quali egli possa sviluppare essenzialmente quella tipica attività interiore che è la sola nella coscienza a poter sperimentare la propria originaria autonomia a un livello in cui nulla possono su essa le influenze luciferiche o ahrimaniche, anzi essa ha il potere di fronteggiarle e perciò di isolarle. Tale attività è il pensiero.

       Ma il pensiero può soltanto fronteggiare e isolare l'ente ahrimanico, non vincerlo: vincerlo può il pensiero che ritorni un potere di Luce, cioè un potere di Volontà unificante le forze dell'anima. Occorre distinguere il pensiero dalla forza da cui emana, che è il vero Pensiero: una forza di consacrazione.


Il doppio ahrimanico è il donatore di un potere che asserve in basso le forze dell'Io, fornendo di incrollabilità l'ego: la massima alienazione dell'Io. Si può comprendere da ciò come il doppio ahrimanico stia alla base delle vere e proprie malattie, cioè delle malattie lesive di organi vitali: la cui guarigione non è possibile se non mediante trasformazioni radicali dell'ego. La chirurgia che, mediante sapienti operazioni, riesce a restituire l'efficienza di taluni organi, in sostanza interviene in un campo basalmente dominato dal rapporto dell'Io con la funzione del doppio ahrimanico, cioè conforme al karma. È il karma che consente all'ente ahrimanico un determinato dominio dei processi vitali dell'uomo, oltre la naturale funzione mediatrice dell'esperienza dei sensi.


       In realtà la chirurgia opera sul piano degli effetti, non su quello delle cause vere del male: le quali possono essere conosciute soltanto mediante indagine interiore, e rimosse sul piano causale mediante un'azione di profondità. Tale azione, che è in sostanza la decisione di un mutamento radicale nel quadro della propria vita, può derivare sia da forze di conoscenza sia dalla capacità di sopportare, con consapevolezza sacrificale, la sofferenza.

       Può essere decisione diretta del paziente o sollecitata in lui dal terapeuta. Comunque, ove tale presupposto si dia, all'intervento chirurgico è aperto il varco per condurre esteriormente a compimento ciò che già viene conseguito interiormente. Ove un simile conseguimento non si dia, malgrado il sapiente intervento chirurgico, è inevitabile il riprodursi del male, se non il suo aggravarsi.


       Il rapporto tra causa interiore del male fisico e sua manifestazione corporea, riguarda il karma e perciò la possibilità che all'ente ahrimanico sia accordato un dominio sulle forze plasmatrici eteriche, in determinati organi vitali. Là dove l'ente ahrimanico ha il potere di attestarsi, oltre la sua normale funzione nell'economia psicosomatica, l'elemento minerale tende a sottrarsi al dominio eterico, e quindi all'animico spirituale.

       Ovunque un processo fisico si affermi con un quantum di autonomia rispetto al rispondente processo vitale-spirituale, si può dire che il doppio ahrimanico si afferma e tende a contrastare – e perciò in definitiva “indirettamente” a suscitare – le attività dell'anima costituzionalmente portate a servirsi di quella zona eterico-fisica come di un loro supporto. In sostanza il processo rivela una sconnessione dell'organismo animico-fisico con le forze radicali dell'Io.

       

       Occorre a tal proposito non dimenticare che anche le impressioni sensorie, risonanti nell'anima oltre un determinato limite di anormalità, divengono veicolo del dominio ahrimanico. L'elemento fisico, non compiutamente elaborato dai processi astrali-eterici dell'Io, tende a comportarsi nell'organismo come nel mondo esterno, secondo le normali leggi di natura: contro le quali in realtà, la vita come vita dell'Io, è continuamente in lotta. Le leggi di natura si realizzano compiutamente nel corpo fisico abbandonato dalla vita, cioè nel cadavere. Non esistono invero leggi di natura escogitate e dominate dall'uomo, mediante le quali egli afferri il fenomeno della vita.

       Il supporto fisico malato in sostanza è un indice morale: il segno di una insufficiente presenza dell'anima-cosciente a determinare connessioni con il sensibile. Ma perciò stesso può significare il contrario: un organo  è fisicamente insufficiente rispetto alla correlativa evoluzione dell'anima. Può verificarsi che la funzione debba potenziarsi proprio mediante la sua lotta impegnata per esprimersi mediante l'organo inefficiente.


       La carenza di forze morali non si esprime sempre necessariamente mediante la malattia di questo o quell'organo. La malattia è sempre il segno di una decisione dell'Io di superare sul piano fisico determinate forme della immoralità inconscia: un processo di guarigione morale comincia con un processo di malattia fisica, in quanto di questa guarigione morale l'uomo non è capace di essere il diretto suscitatore.


       Di solito, tutto si svolge per lui in forma non cosciente.

       Egli non ha coscienza delle zone corporee della propria immoralità. D'altro canto oggi è diffuso un tipo umano, che convive talmente in accordo con la propria amoralità, da poter fruire di un equilibrio sin nella vita fisica, proprio grazie al fatto che la coscienza morale non disturba la natura. Tale tipo umano in sostanza non è in grado di avvertire la propria condizione amorale mediante l'allarme di specifiche malattie, o di mutare pensieri mediante l'ausilio della sofferenza.


       Questo tipo umano percorre un cammino più lungo, in quanto, coesistendo eticamente con il proprio mondo immorale, non ne viene disturbato, anzi può esprimere esistenzialmente la propria identità con esso. In sostanza tende a compiere azioni, il cui contenuto karmico lo porterà in avvenire a quel contrasto frontale con sé, di cui oggi non è capace: oggi non dispone di sufficienti impulsi morali perché gli si dischiuda come via l'esperienza del dolore e della conoscenza.

       

       In genere, al male di un determinato organo risponde l'esigenza di una più intensa manifestazione della vita dell'anima mediante esso. La malattia è organica quando si verifica per difetto radicale di vita dell'Io nell'anima: carenza morale e necessità di edificazione morale, tali da esigere di esprimersi mediante una condizione fisica. Allorché la sintomatologia rimanda a un eccesso di presenza dell'Io nell'anima, non si tratta di vera e propria malattia: occorre risalire ai processi del sistema nervoso.

       Operando positivamente sul sistema nervoso, si guarisce l'organo malato. Questo non è radicalmente attaccato, ossia non è mineralmente o etericamente sopraffatto dall'ente ahrimanico: minimamente alterato è messo in difficoltà da turbe nervose. Come si è potuto mostrare l'ascesi del pensiero, secondo il canone dei nuovi tempi, è la reale operazione terapeutica nei riguardi di qualsiasi disordine del sistema nervoso.

 

Il male nervoso va collegato con l'influenza esercitata dall'ente luciferico nel corpo astrale, in particolare mediante il sentire. Non è un vero e proprio male. Soltanto l'energica disciplina del pensiero può guarirlo: il pensiero deve essere pensato dall'Io, non dal corpo astrale, pur esprimendosi mediante questo. Il pensiero che non conosca la propria natura estra-psichica e il potere della coerenza con la propria scaturigine sopramentale, non può porre limiti alla invasione subconscia del sentire nella sfera mentale. Vediamo qui delinearsi le premesse dell'identica terapia richiesta ad arginare l'azione ahrimanica nella vita interiore e perciò necessaria anche alla guarigione delle malattie organiche.


Nell'economia psico-fisica delle forze dell'organismo, l'efficienza vitale dipende dall'equilibrio ogni volta conseguibile tra processi sottili edificanti e processi sottili distruttivi, ambedue necessari alla salute corporea, in realtà sempre in fieri (in via di formazione). Quando la funzione distruttiva o edificante, propria al rapporto dinamico tra correnti astrali ed eteriche, eccede il proprio normale limite in un organo, questo si ammala. Compito del terapeuta, allora, è risalire alla causa e identificare se si tratti, oppure di origine organica oppure nervosa, del male: egli può intuire il tipo di disfunzione morale che ne è alla base, epperò quale specifica azione venga richiesta dall'Io, dall'eccesso di correnti distruttive o di correnti edificanti.



Brano tratto dal libro : Guarire con il Pensiero (Ed. Mediterranee) di Antonio Massimo Scabelloni (Massimo Scaligero)

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GIUSEPPE MONTALDO

è ricercatore,
scrittore,
naturopata e ingegnere.
Si occupa principalmente di guarigione emotiva e spirituale.

Gli strumenti di cui si avvale sono:

Vive a Cagliari


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