Blog: Draghi e la paura della morte

Draghi e la paura della morte

Draghi e la paura della morte
Voglio mettere a confronto queste due frasi perchè ci fanno comprendere cosa stiamo vivendo in questo momento.

La paura della morte sembra condizionare talmente tanto la società e gli uomini di oggi che pare sia diventata la nuova religione del XXI secolo. Si fa tutto per paura.
Non è che uno, prima di farsi prendere dalla paura, cerca di pensare. Semplicemente solo il pensiero della morte lo manda in confusione e lo fa scappare a gambe levate.
Ma lui nemmeno se ne accorge. Ha perso talmente tanto il ben dell’intelletto che si mette a dare lezioni agli altri. Come ha fatto Draghi per esempio. Lui forse non ha paura della morte ma, penso, di non riuscire a fare quello che gli hanno ordinato di fare. Per lui questa sarebbe la morte.

Infatti per molti perdere le posizioni privilegiate, perdere i posti di prestigio, perdere l’illusione di essere importanti è peggio che morire. Ma per loro questo è morire.
Ma vediamo il senso delle frasi. Draghi dice che non fare certe cose porta alla morte, Gesù dice che la paura della morte, che si traduce in una illusoria ricerca di sicurezza, fa perdere la vita. Poi aggiunge che chi perderà la vita per lui invece la salverà.

Ci sta dicendo: o crediamo che esista qualcos’altro, una realtà superiore, quella realtà che tutti cerchiamo ma che abbiamo inconsapevolmente rimosso, oppure ci staccheremo irrimediabilmente dalla vita prima e dalla nostra anima poi. E perdere l’anima significa andare proprio verso ciò che ci fa più paura: il nulla assoluto, il vuoto assoluto.
Gesù ci invita a superare il dualismo della materia, l’illusione che sarà l’attaccamento alla materia a salvarci mentre succede esattamente il contrario. Insomma abbiamo perso talmente tanto la sacralità della vita dentro di noi che non crediamo più alla grandezza e alla saggezza del nostro corpo. Che è la macchina più perfetta che esista nell’Universo. E di cui la scienza non ha ancora capito nulla se non la sua anatomia, cioè la sua parte visibile.
Ricordo lo stupendo film di Ingmar Bergman in cui il medico cercò di sezionare il cervello del mago per capire la causa della sua magia.

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